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In quel vetro, che chiamafi il Tonfano

Scherzan le Grazie e vi trionfano.
Ognun colmilo, ognun votilo!
Ma di che si colmerà ?
Bella Arianna, con bianca mano
Verfa la Manna di Montepulciano.
Colmane in Tonfano e porgild á me!
Questo liquore, che fdrucciola al core,
O come l'ugola e baciami e mordemi!
O come in lacrime gli occhi disciogliemi,
Mene strasecolo, mene strabilio,
E fatto, estatico vo in visibilio.
Onde ognun, che di Lieo
Riverente il nome adora
Ascolti questo altissimo decreto,
Che Balsareo pronunzia e gli dia fè :
Montepulciano d'ogni Vino è il ke!

A cosi lieti accenti

D’edere e di corimbi il crine adorne
Alternayano i vanti
Le feftose Baccanti.
Ma i Satiri, che avean bevuto à isonne
Si fdrajaran fall' erbetta
Tutti cotte come Monne,

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Baruf B a ruffald i.

Baruffaldi.

Auch folgender Dithyrambe von Girolamo Baruffals bi, Erzpriefter zu Ferrara, geft. 1730, wird von den Landesa leuten des Dichters sehr bewundert. Der Inhalt ift der Triumph des Bacchus; und die Veranlafsung des Gedidits war eine große Maskerade zu Ferrara, während des Starnes vals, welches im J. 1710, nachdem es mehrere Jahre hiu: durch war ausgelegt worden, auf Veranstaltung des Viceles gaten Giustiniani wieder eröffnet wurde. Un novis verbis devolutis fehlt es auch hier nicht; und ich denke, es ist an dies fen drei Proben genug, um das Charakteristische dieser Gats tung daraus zu beurtheilen; sonst könnt ich ihrer aus dem Chiabrera, niagalotti, u. a. mehrere geben.

Fin che tien scettro reale

Carnevale,
Che ogni tristo umor disecca,
Su si voli alla Giovecca

A far corte al Baccanale.
Sulla strada arcireale

Giusto è ben che un dì ritorni
Il seren de' prischi giorni

Il Girar del Baccanale.
E gia mercè colui che noi governa,

Mercè colui che impera, ecco dell'anno
L'aureo costume i lieti giorni alterna,
E l'età prime rifiorir fi fanno,
Gia sotto 'l vel d'obblivione eterna
Sta le memoria del sofferto danno,
E in lui, che rasserena ovunque mira

La gran donna del Po lieta respira. .
Ecco la dal bel boschetto

Ombrosetto
Vago ostello
Di Lisargo pastorello,
Spunta fuor in ordinanza
Tutta in danza

La

Baruffaldi.

La gran turba pampinifera
Ederifera
Bacchifera
Solazzevole e baccante,
E per mezzo alla contrada
Tiene a bada
La masnada
Delle gente scioperata
Strabiliata
Incantata

Come biscia al negromante
Su su largo alla bella brigata

Par che gridin le trombe foriere;
E ripiglia su lento deftriere:
Largo largo una gran timballata,
Che sul talaballacco alla moresca
Batte la nota e'l popol tutto adesca.
Di Satirucci

Barbatucci orecchiutellucci,
D'ogni pelo e d'ogni forma
Segue poi l'ispida torma,
Battendo nacchere,
Girando il crotalo,
Scotendo il cembalo
Toccando il piffero,
E firinghe e flauti e timpani,
Cornamuse fiftri e Zufoli:
Chi soffia, chi gonfia,
Chi batte, chi mormora
E rimbomba quella via
Di confufa melodia

Di stragrande falmeria.
D'edera cinto e di pampinea fronda

Ecco 'l drappello
Leggiadro e bello
Delle Baccanti
Lussurianti,
Come l'api intorno al re,
Alternando gli evod,
Ognun segua Bacco te,

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1

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Baruffaldi.

Bacco Bacco evoè,

Viva Bacco noftro re.
Largo largo alle Baflaridi

Mimallonidi
Triateridi
Alle Tracie Menadi Eleide,
Che si traffellano
E fi arrandellano,
La man sciolta e il piè succinte,
Di bei pampini stret tocinte,
Co'vicini
Porporini
Scarlattini
Mattacini
Che di volo
Su d'un piè solo
Spiccan alti
Carole e salti;
E le braccia divin colando,
Saltellando ballando guizzando,
Percotendo scotendo agitando
L'ederocorimbifera corona
De' bronzini
Sonaglini

Tutta l'ampla e real strada risuona.
Ma che veggio? buon per me!

Eeco i Fauni per mia fe
Carchi d'urne, ma non so
Se sian piene o fi, o no:
Pure ardir, chi la chi fa?
Una almen piena farà;
Che di Bacco l'equi paggio

Senza vin non va in viaggio.
Alla vista di quell' anfora

Mi si sveglia un pizzicore
Un ardore
Sulla lingua e dentro 'l core,
Chę m'abbrucio, come canfora,
E grido subito
! Come frenetico:

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!

Baruffaldi. O per me serbisi

Sola una gocciola
Di quel buon nettare,
Di quell' ambrofia
Prelibatiffima
Preziosiffima
Sola un gocciola.
Ma un vecchio fatiro,
Che per custodia
Dell' urne vigila,
Risponde in collera
Col tirso in aria
Che non de' intingere
Mio vile esofago
Umor sì nobile :
Al Dio del vino il riserbar le vigne,

E le stelle benigne.
É in così dire alto m'accenna, ed oh!

Io vidi all'or premer gli argentei velli
Del celeste capron barbuto ed ifpido
Un Dio, non mica un Dio
Della plebe selvaggia degli Dei,
Cha fra i piu furibondi il piu indomabile
Il piu fiero e formidabile:
Vidi 'I nume Baflareo
Euchioneo Dirceo Melleo
Semeleo Cadmeo Briseo
Nitileo
Agenoreo
Il feroce, l'indomito Lieo,
Dionisio acripotente
Domator dell Oriente
Bacco eterno rofleggiante,
E spumante
Pingue tronfo e pet toruto
Che un saluto
Un sorriso a lieto viso
Non dimoftra e non dispensa
Alla turba folta e immensa,

Che

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