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We come now to Mr. Gray's Piņdaric Odes. And I think myself happy, through the favour of Mr. Howe (whose acquaintance with Count Algarotti has been men. tioned, p. 244 of the Memoirs) to be permitted to preface my annotations on them, with a letter which that celebrated foreigner wrote to him on their subject. It does honour at once to the writer, the poet, and their common friend. Al Signor GUGLIELMO TAYLOR HOW.

YLOR

Pisa, Dicem. 26, 1762. Dei moltissimi obblighi, che io ho alla tanta sua gentilezza, non è certo il minore quello dello avermi ella novellamente introdotto in uno dè più riposti Laureti del Parnaso Inglese, avendomi fatto parte di alcune Liriche poesie del Signor Gray. Io non saprei quale Oda non dird del celebre Rousseau, ma del Guidi, del Lazzarini, ed anche del Chiabrera, che scrissero in una lingua più poetica che la Francese non è, paragonar si potesse all’Oda sopra l'Armonia, o a quella contro ad Odoardo Primo del loro novello Pindaro, ed Alceo.

La Poesia dei popoli settentrionali pare a me, che, generalmènte parlando, consista più di pensieri, che d’immagini si compiaccia delle riflessioni equalmente che dei sentimenti, non sia così particolareggiata, e pittoresca come è la nostra. Virgilio a cagione d'esempio rappresentando Didone quando esce alla caccia fa una tal descrizione del suo vestimento, che tutti i ritrattisti, leggendo quel passo, la vestirebbono a un modo:

Tandem progreditur, magna stipante caterva,
Sidoniam picto chlamydem circumdata limbo:
Cui pharetra er auro, crines nodantur in aurum,

Aurea purpuream subnectit fibula vestem.
Non cosi il Miltono quando descrive la nuda bellezza di Eva;

Grace was in all her steps, heav'n in her eye,

In ev'ry gesture, dignity and love. Con quella parole generali

, e astratte idee di grazia, cielo, amore, e maestà non pare a lei che ognuno si formi in mente una Eva a posta sua? Talchè dietro a quei versi Rubens l'avrebbe dipinta come una grossa Bàlia Fianıminga, Raffaello come la Venere dè Medici, quale appunto, il Miltono l'avrebbe dovuta descrivere.

Envy itself is dumb, in wonder lost,

And factions strive, who shall applaud him most. Dice un loro famoso poeta se ben mi ricordo. Ed ecco come

un poeta Italiano, quel medesimo Lazzarini che ho nominato da principio, ha pittorescaménte atteggiato la medesima Invidia.

Bello il veder dall'una parte vinta
L'Invidia, e cinta
Di serpi contro a lei sola rivolte,
Meditar molte
Menzognein vano, e poi restarle in gola

L'empia parola. Cotesta maggior dose di pittura dird così ch'entra nella nostra poesia è forse uno effetto anch'essa della dilicatezza, ed irritabilita della fibra delle nazioni poste sotto climi caldi. Onde sentono, ed immaginano più vivamente delle nazioni settentrionali, più atte per avventura, che noi non siamo, a pensare con pazienza, ad analizzare, a penetrare sino al fondo delle cose. * In fatti, se fu dato alla Grecia di produrre un Omero che è il principe de poeti, fu dato all'Inghilterra il produrre un Neutono padre e sovrano della filosofica famiglia. Comunque sia di cið l'una di queste Poesie chiamare si potrebbe logica, grafica l'altra. In questo secondo genere io porrei la poesia del Signor Gray, il quale benché nato verso il Polo, uguaglia i più caldi poeti, che sorsero più vicini ał sole. Il verbum ardens di Cicerone, words that burn, che egli nella prima Oda adatta à Dryden, bene si può appropriare, per la vivacità della espressione, a lui medesimo: e cosi ancora quei, thoughts that breathe ; del che egli è cortese all'istesso poeta,

From Helicon's harmonious springs
A thousand rills their mazy progress take:
The laughing flowers, that round them blow,

Drink life and fragrance as they flow. Quel bere dei fiori vita e fragranza dalle acque di Elicona, spira talè soavita, che uno crede respirar veramente la dolce aria dello Elicone medesimo. Vivisima è la pittura del pargoletto Shakspeare, che tende le tenerelle mani e sorride alla Natura che gli svela il reverendo suo sembiante, e dipoi gli fa dono di quelle auree chiavi, che hanno virtù di schiudere le porte del

*All this comparative criticism seems rather ingenious than true. The Count might have found, in another part of the Paradise Lost, a description of this very Eve more particularized and picturesque; and two allegorical figures of Sin and Death, full as strongly feature as the

Envy of Lazzarini. Spenser would, in almost every page of his Fairy Queen, have produced him pictures as boldly imagined and peculiarly marked, as are to be met with in the writings of any more southern poet.

riso, e la sacra fonte del simpatico pianto. Non pud essere più poetica la ragione ch'egli fabbrica della cecità del Miltono, il quale oltrepassati i fiammanti confine dello spazio e del tempo, ebbe ardire di fissare lo sguardo colà dove gli angioli stessi paventano di rimirare; e gli occhi suoi affuocati in quel pelago di lucé si chiusero tosto in una notte sempiterna. Con qual bravura non ha egli imitato la grandiosa immagine di Pindaro nella prima delle Pitiche, quando dipinge il Re degli Augelli, l'Aquila ministra del fulmine di Giove vinta anch'essa dalla forza dell'armonia? E non si vedon eglino in quel bel verso,

Where'er she turns the Graces homage payespressi quei due di Tibullo?

Illam quidquid agat, quoquo vestigia flectat,

Componit furtim, subsequiturque decor. Pieno degli spiriti dé più nobili antichi autori, non mette già egli il piede nelle loro pedate; ma francamente cammina col garbo, e con la disinvoltura di quelli. Superiore di gran lunga al concettoso Cowley, il quale nella Lirica avea tenuto sinora il campo, ben egli dovea vendicar la causa della poesia contro alla ferità di quel’Odoardo, che, soggiogata la Wallia, vi spense il gentil seme dei poeti, i quali animando i loro compatrioti a belle imprese, erano i successori, si può dire, degli antichi Druidi, e gli antecessori del medesimo Gray. Con qual forza con quale ardore nol fa egli accesso della sacra fiamma dell'estro e della libertà ? Troppo lungo io sarei se esprimer le volessi il piacere di che mi è stata cagione la varietà grandissima d'immagini ch'egli ha saputo fare entrare nel vaticinio che contro alla razza di Odoardo fulmina il Poeta Wallese. La dirò bene all'orecchio che quel vaticinio mi sembra di gran lunga superiore al vaticinio di Nereo sopra lo eccidio di Troia. Dico all'orecchio, perché non vorrei avere contro di me la plebe dè letterati. Troppo ella si scandalizzerebbe all'udire che a una fattura di dieciotto secoli fa se ne voglia preferire una de' nostri giorni, che non ha avuto il tempo di far la patina che hanno fatto le cose dei Greci dei Latini. Æolio carmine noiblis il Signor Gray si può chiamare a ragione Britanna fidicen Lyræ: ed io mi rallegro sommamente con esso lei, che la patria sua vanti presentemente, e in uno de' suoi amici, un poeta, che non la cede a niuno di quegli antichi,

Che le Muse lattar più ch'altri mai.

ODE V.

1. This highly-tinished Ode, which Mr. Gray entitled the Progress of Poetry, describes its power and influence as well as progress, wbich his explanatory notes at the bottom of the page point out, and this with all the accuracy of metaphysical precision, disguised under the appearance of Pindaric digression. On the first line of it he gave, in his edition, the following note.—"Pindar styles his own poetry, with its musical accompaniments, Αίολης μολπή, Αιόλιδες χορδαί, Αιολίδων πνοαι aúdôv;- Æolian song, Æolian strings, the breath of the Æolian flute.” It will seem strange to the learned reader, that he thought such explanation necessary, and he will be apt to look on it as the mere parade of Greek quotation; but his reason for it was, that the Critical Reviewers had mistaken bis meaning, (see note, p. 203 of the Memoirs) and supposed the Ode addressed to the Harp of Æolus; which they said “was altogether uncertain and irregular, and therefore must be very ill adapted to the Dance.” See Epodei. 1. 1. This ridiculous blunder, which he did not think proper openly to animadvert on, led him to produce his Greek quotations, that they might chew on them at their leisure; but he would hardly have done this, had not the reception bis Ode met with made him abate, not only of respect to his critics, but to his readers in general. See his own note.

2. Awake, Æolian lyre, awake. Stanza i. l. 1.

IMITATION.
Awake, my glory: awake, lute and harp.

David's Psalms. G.

VARIATION.

In his manuscript it originally stood,

Awake, my lyre : my glory, wake. And it would have been lucky for the above-mentioned critics, if it had been thus printed.

3. Perching on the sceptred hand. Antist, i. l. 8. This description of the bird of Jupiter, Mr. Gray, in his own edition, modestly calls“ a weak imitation of some incomparable lines in the first Pythian of Pindar; but if they are compared with Mr. Gilbert West's translation of the above lines, (though far from a bad one) their superior energy to his version will appear very conspicuous.

Perch'd on the sceptre of th’ Olympian King,

The thrilling darts of harmony he feels;
And indolently hangs bis rapid wing,

While gentle sleep his closing eyelid seals,
And o'er his heaving limbs in loose array,

To every balmy gale the ruffling feathers play. Here, if we except the second line, we find no imagery or expression of the lyrical cast. · The rest are loaded with unnecessary epithets, and would better suit the tamer tones of elegy. West's Pindar, Vol. I. p. 85.

4. Glance their many-twinkling feet. Ep. i,l. 11.

IMITATION.

Μαρμαρυγας θηείτο ποδών θαύμαζε δε θυμώ.

Homer. Od. o. G.

5. Slow melting strains their Queen's approach declare. This and the five flowing lines which follow are sweetly introduced by the short and unequal measures that precede them: the whole stanza is indeed a masterpiece of rhythm, and charms the ear by its well-varied cadence, as much as the imagery which it contains ravishes the fancy. “There is,” says our Author in one of his manuscript papers, “ a tout ensemble of sound, as well as of sense, in poetical composition, always necessary to its perfection. What is gone before still dwells upon the ear, and insensibly harmonizes with the present line, as in that succession of fleeting notes which is called melody." Nothing can better exemplify the truth of this fine observation than his own poetry. 6. The bloom of young Desire, and purple light of Love.

Ep. i. l. 17.
IMITATION.
Λάμπει δ' επί πορφυρέησι
Παρείησι φώς έρωτος. .

Phrynichus apud Atheneum. G. 57. Till down the eastern cliffs afar Hyperion's march they spy, and glitt'ring shafts of war.

Stanza 'ii. l. 11, 12.

IMITATION.

Or seen the morning's well-appointed star,

Come 'marching up the eastern hills afar. "Cowley. G. 8. In climes beyond the solar road. Antist. ii. l. 1.

IMITATION.
Extra anni solisque vias Virgil.

Tutta lontana dal camin del sole. Petrarch Canzon. ï. G. 9. Far from the sun and summer-gale. Stanza iï. l. 1.

An ingenious person who sent Mr. Gray his remarks anonymously on this and the following Ode soon after they were published, gives this stanza and the following a very just and well-expressed eulogy: A poet is perhaps never more conciliating than when he praises favourite predecessors in his art. Milton is not more the pride than Shakspeare the love of their country: it is therefore equally judicious to diffuse a tenderness and a grace through the praise of Shakspeare, as to extol in a strain more elevated and sonorous the boundless soarings of Milton's epic imagination.” The critic has here well noted the beauty of contrast which results from the two descriptions; yet it is further to be observed, to the honour of our Poet's judgment, that the tenderness and grace in the former does not prevent it from strongly characterizing the three capital perfections of Shakspeare's genius; and when he describes his power of exciting terror (a species of the sublime) he ceases to be diffuse, and becomes, as he ought to be, concise and energetical. 10. He pass’d the flaming bounds of place and time.

Antist. iii. 1.4.
IMITATION,
Flammantia mænia mundi. Lucretius. G.

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